L’infettivologo: “Rischio jogging? Virus non resta nell’aria”  

“Mi oppongo a ipotesi buttate lì e suffragate da qualche ‘esperto'”, in merito, ad esempio, al fatto che il nuovo coronavirus possa restare nell’aria, emesso da chi corre per strada e quindi, arrivando qualche istante dopo durante una corsa, si possa essere infettati. “Non c’è nessuna evidenza che il virus possa essere acquisito per via aerea all’aperto, se non con il contatto diretto con una persona contagiata”. E’ perentorio Marcello Tavio, direttore della Unità operativa di Malattie infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona e presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), commentando le notizie che circolano sul correre all’aperto. Attività, comunque, sul punto di essere vietate a causa di rischiosi assembramenti visti in molte città. 

“Sono allarmismi scellerati – ribadisce l’esperto all’Adnkronos Salute – che generano terrore ingiustificato nella popolazione. E attenzione: quando le persone hanno timore si comportano in maniera razionale, ma se scaturisce il panico si diventa irrazionali. Io non commento le norme, ma mi limito a ribadire i presupposti che servono al legislatore per prendere una decisione. E i presupposti sono che questa malattia passa da persona infetta a persona sana con il contatto e quello che si deve evitare massimamente è questo contatto. Le strade che si possono intraprendere per farlo sono diverse: si può arrivare ai casi più estremi, con la limitazione della libertà individuale in tutte le forme possibili e immaginabili ma ribadisco che per non far circolare il virus sarebbe sufficiente individuare tutte le persone infette e malate, perché sono visibili”. 

“Servono tamponi a tappeto su tutti i pazienti sintomatici in Italia – scandisce Tavio – Come dobbiamo scriverlo? Dobbiamo salire sui tetti per farlo capire? Occorre intercettare tutti i casi di Covid-19 fra le persone con sintomi attraverso il tampone, mentre ancora moltissimi infetti ci raccontano che da giorni chiedevano il test e gli è stato risposto dalle autorità sanitarie di restare semplicemente a casa perché basta questo. Non è vero”. 

“Le persone malate – prosegue – devono sapere se hanno il coronavirus. Tutto il resto è affare di sanità pubblica, chiudere a chiave la persone modello Codogno, vietare le corse a me. A me interessa dire come si protegge la salute della popolazione: con la rapida identificazione delle persone che hanno il virus”.  

 

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